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Nota sul crowdfunding

La presentazione della proposta di regolamento sul crowdfunding elaborata dalla Consob ha suscitato un grande interesse anche in Italia verso questa nuova modalità di raccolta di finanziamenti.

Ma che cos’è il crowdfunding? È un meccanismo, basato su piattaforme web, per la raccolta fondi da destinare ad un progetto o ad una startup. La sua notorietà è stata favorita dall’intervento di Barack Obama, che, con il Jobs Act, ha facilitato l’accesso ai capitali disciplinando questo nuovo sistema che si affianca alle tradizionali fonti istituzionali di finanziamento (banche, fondi, grandi investitori privati).

Esistono varie forme di crowdfunding. Il regolamento Consob prevede per l’Italia il modello cd. equity-based.  

Le piattaforme cd. equity-based funzionano con le seguenti modalità. Determinati il periodo di tempo e la somma da raccogliere, che sarà successivamente divisa in parti uguali offerte sotto forma di azioni a prezzo fisso, viene pubblicata la proposta, cui si potrà aderire fino al raggiungimento della somma target. Una volta conclusa avrà inizio la fase di investimento.

Al sistema cd. equity-based, secondo il regolamento Consob, potranno ricorrere le startup innovative o non profit entro il limite massimo di 5 milioni di euro, con la previsione di specifiche garanzie per la tutela dei finanziatori: l’azienda, che vorrà accedere al crowdfunding, dovrà essere accompagnata da un investitore professionale e predisporre un prospetto informativo dell’investimento.

Più conosciute sono le piattaforme cd. reward-based, che si avvalgono del sistema delle ricompense. Chi effettua una donazione riceve un premio (es. il prodotto oggetto del finanziamento). In alcuni casi, se non si raccoglie la somma minima richiesta, le donazioni sono restituite; in altri, invece, il finanziamento è concesso pur non essendo raggiunto il budget.

Analoghe alle piattaforme di crowdfunding sono quelle che non raccolgono finanziamenti da destinare a startup, ma donazioni per progetti promossi da organizzazioni non lucrative.

TeamProStartup

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  • 1 mese fa
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Fare una startup richiede essere imprenditori.

Questa mattina abbiamo letto il post che Stefano bernardi ha pubblicato sulla pagina Facebook di Italian Startup Scene.

Ci siamo ritrovati in ogni sua parola.

Nella nostra attività con le startup capita molto spesso che chi ci propone un’idea per cercare investitori non abbia ben chiaro che la sua attività futura sarà quella dell’imprenditore e, in quanto tale, non dovrà solo mettere il progetto ma anche correre il rischio di avviarlo.

Invece, l’unica preoccupazione sembra essere quella di ottenere un finanziamento. I finanziatori ci sarebbero; ma pretendono giustamente che  la startup si fondi su un valido business che possa giustificare il loro intervento e abbia i presupposti per garantire il rimborso di quanto investito.

Potete leggere a questo proposito il nostro post sull’argomento in cui avevamo già espresso l’importanza dell’imprenditorialità negli startupper.

Consigliamo, quindi, confortati dal post di Stefano e dai tanti commenti favorevoli, a chiunque voglia avviare una startup di avere una mentalità da imprenditore.  Altrimenti meglio astenersi.

TeamProStartup

***

Il Post di Stefano Bernardi

“Sono due anni che non vivo più in Italia e mi ero dimenticato di alcuni tipi di conversazione. Oggi però ne ho avuta una con un mio ex compagno di università, e voglio fare qualche riflessione.

La conversazione era del tipo:

a: ho un idea per un’app, da quale VC vado e cosa gli presento?

Ed io giù via a spiegare come sia impossibile (ed ingiusto in caso) raccogliere soldi in questo modo. Ma niente.

Il mio consiglio è quello di sviluppare l’app da soli e poi andare a fare fundraising quando si hanno utenti o clienti.

Finimondo.

a: se devo fa tutto prima senza nessun incentivo economico, a cosa servono i VC?

Ragazzi, qui c’è ancora da capire che gli investitori NON DEVONO NIENTE A NESSUNO.

L’imprenditoria è capitalismo. Gli investitori gestiscono soldi di altri ed hanno come compito, obiettivo ed obbligo quello di ritornarne il più possibile.

a: Dovranno pure rischiare i VC no?

I VC rischiano. Gli Angel rischiano. Non investono mica in bond.
Ma perché dovrebbero rischiare su un idea di un app di un ragazzo:
- senza esperienza alcuna
- che non conoscono
- che ha un network minuscolo

quando possono invece scegliere (tra le centinaia che vedono ogni anno) società:
- con prodotti già sviluppati
- da un team 
- con utenti
?

Spiegatemelo.

È ingiusto? Pe chi, per il povero ragazzo o per la società fatta da gente con un track record che si fa un mazzo come una casa da anni senza pretendere nulla?

Deal with it.

Come se ci fossero gli investitori che devono fare beneficenza ed i poveri giovani a cui nessuno da le opportunità.

È un mercato capitalistico. Se la vostra società ha il potenziale di fare molti soldi ad un investitore, quello a meno che non sia pirla, investirà.

È poi quando hanno investito iniziano i cazzi. Bisogna deliverare. Fare impresa è difficile e non è un progettino universitario come un po’ di gente in Italia fa sembrare.

C’è da assumere, da licenziare, fare accordi, sudare e piangere. 

Ma anche se teoricamente fossero qui a dare opportunità a ragazzi con idee valide. Ma perché un investor dovrebbe puntare su di te? Se tu avessi n milioni da investire, li punteresti su di te? Cosa fa pensare che tu sia un ottimo imprenditore se non l’hai mai fatto prima? Come si fa a capire se sei bravo a vendere, ad assumere, a gestire persone, sul prodotto, etc. 

Piantiamola con questo atteggiamento piagnucoloso ed arrogante. Fare startup è una delle cose più difficili al mondo e se pensate di non riuscire senza investitori è inutile farlo.
Per non parlare poi dell”eh ma in America”. Eh ma in America un cazzo. È mille volte più difficile.

È bello vedere quanto sia cresciuta la qualità degli imprenditori e startupper italiani negli ultimi anni, ma purtroppo credo che questo atteggiamento sia ancora troppo presente e non so bene per quale motivo e nemmeno come risolverlo, ma so che se continua non avremo mai il mega caso di successo di cui abbiamo bisogno da anni.

Credo sia la sfida più difficile che i vari programmi di accelerazione e scouting debbano superare.

Scusate il rant.

Stefano Bernardi - da Pagina Facebook Italian Startup Scene”

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  • 2 mesi fa
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Senza un buon team, la startup rischia di fallire

La serata organizzata da Talent Garden, con la presentazione della startup Yoodeal, ha offerto numerosi spunti. Con questo breve post, vorremmo porre l’attenzione sull’importanza del team, concetto su cui è stato posto l’accento più volte.

La creazione di un gruppo di persone, ciascuna con ampie competenze in uno specifico ambito (strategico, finanziario, creativo, informatico, ecc.) e, quindi, capaci di mettere a disposizione del progetto la migliore organizzazione per poterlo attuare e gestire è uno dei fattori determinanti per il successo della startup.

La startup non è un hobby, è un’impresa e, in quanto tale, può avere successo se ci lavorano persone, che hanno una chiara visione degli aspetti necessari a farla funzionare. Non è destinata a sopravvivere quella startup in cui mancano le competenze.

Non pensate quindi soltanto all’idea. Concentratevi anche sulla costruzione della squadra.

E’ piuttosto frequente che i finanziatori decidano di investire sulle persone capaci e meritevoli, che presentano un progetto,  oltre che sull’idea iniziale. Infatti, se c’è un buon team, questo sarà in grado di applicare i consigli degli investitori, di migliorare l’idea, orientandola verso la direzione in cui trovare una concreta realizzazione e successo sul mercato.

Non si può infatti rimanere legati ad un’idea se questa non può avere un futuro presso quelli che possono essere i suoi destinatari. Questo concetto lo comprendono, tuttavia, solo le persone, che sanno dare il massimo per la propria impresa, perché hanno l’intelligenza di ascoltare i suggerimenti e le capacità per attuarli.

Sulla costruzione di un buon team per le nostre startup puntiamo molto e la scelta di strutturarci come rete va in questa direzione.

Mettere a disposizione le conoscenze e le competenze all’idea e individuare le persone migliori, che per quell’idea possono offrire il meglio, sono per noi imprescindibili.

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  • 1 anno fa
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